Opinioni futili per ascoltatori inesperti


the times they are a-changin’

aaliyah – one in a million [1996]

nel 1996 sicuramente ascoltavo altro. i korn, sicuramente, nel momento che essere post-metal significava fare roba che venisse dopo, appunto, al metal. ero molto coinvolto anche nella new wave del metal  leggero. di certo non ascoltavo aaliyah, ne le tlc o le en vogue, comunque nessun terzetto vocale di cantanti r’n'b. è giusto che sia stato così, non avrebbe avuto senso per un adolescente maschio bianco seguire questa musica da femmine americane o, nel migliore dei casi, da adulti.

in seguito, come tutti quelli che seguono la musica pop, mi sono fatto un’opinione posticcia sulle produzioni di timbaland o missy elliot come roba innovativa. non lo erano, erano peculiari. alla fine degli anni 90, non al tempo dell’opinione.

aaliyah è la cosa migliore che abbia fatto timbaland. per la voce, per l’immagine e per i suoni. perchè, dopo le esagerazioni della musica elettronica e dell’hip-hop si toglieva, si metteva in risalto la voce (non importa urlare sempre), anche nei campioni, e si ricreava uno stile.

se poi, dopo queste produzioni, c’è stato un abuso di battiti di mani nascosti nei rullanti e di piatti sconnessi (abuso che ha fatto invecchiare questa musica prima della scadenza) non è colpa di nessuno. basta avere il filtro.

l’altra – differnt days [2005]


nei primi anni del 2000, invece, ascoltavo i baustelle. perchè era nell’aria il revival della musica pop d’autore italiana, si sentiva che era imminente l’avvento di artisti che ci avrebbero permesso (a patto di essere un minimo volenterosi) di smettere di ascoltare de andre o rino gaetano (in realtà non ha smesso nessuno, soprattutto tra i ventenni. è il motivo per cui la sinistra perde).

oltre al classico metallo pesante, quelle croci che ti porti dietro sempre (volentieri. è proprio all’inizio del millennio che ci sono stati i segni di risveglio dell’idea che per fare metal serve di spaventare i vicini. piedi nel passato e testa nel futuro). c’era comunque da mantenere una certa virilità. non era certo possibile ascoltare un duo che fa post rock come fosse musica da camera. con l’aggiunta di campanellini elettronici.

è una fortuna che i l’altra non li abbia conosciuti quando uscirono. sarebbero stati marchiati a fuoco come roba di merda o, anche peggio, roba noiosa.

nel 2011  sono un sollievo. un elegia per riconciliarsi con il mondo e con gli altri, appunto.

lady gaga – born this way [2011]

senza freni, contro tutto e tutti. questo è il revival degli anni 80, suonato nel 3000, a 3000.

maledtti siano bob sinclair, raffaella carrà e le sigle dei cartoni animati.


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