Opinioni futili per ascoltatori inesperti


è tempo di mettere nero su bianco: top 2012

finalmente posso essere 2.0. nel 2012 ho scaricato compulsivamente tantissimi dischi e ne ho ascoltati pochissimi. più della metà li ho cestinati al primo drop (skrillex è il tumore musicale del 2012, all’inizio degli 00 i post teenager almeno avevano band con pettinature accettabili). i restanti mi sono piaciuti, anche moltissimo. ma la musica oggi, nonostante resti l’esperienza più totalizzante che mi resti, non è più il momento autistico da camera, il dialogo intimo tra te e il tuo coetaneo americano che ti racconta. è la schizofrenia di youtube, di soundclouds, di tweet e facebook. è la sublime esperienza di passare dalle serebro (quello che un dilettante come david guetta non avrà mai il coraggio di fare) alla loro parodia più espilcita, da lana del rey alla versione migliorata della stessa. senza pause e senza riflessioni. la musica non ne viene svalutata, non siamo negli anni 70 con i concept mattoni, ma diventa un’esperienza totale e democratica. diventa facile scegliere ma diventa facile sbagliare. ma qui la colpa è di chi ascolta e sceglie di non scegliere: a quel punto psy diventa equivalente a cisco.

10. Fiona Apple – The Idler Wheel Is Wiser Than The Driver Of The Screw And Whipping Cords Will Serve You More Than Ropes Will Ever Do

ci sono due cose. la prima è la musica, direttamente trapiantata dagli anni 90 (è giusto che ognuno faccia quello che sa fare) ma riletta a 35 anni: più cinismo, stessa solitudine e disperazione. e la stessa consapevolezza di se (dovrebbe essere un manifesto per ogni donna che si ama), enorme, sicuramente più rabbiosa di ogni dito medio di M.I.A. l’altra è la grandezza iconica. la bellezza e il modello estetico: è un modello di 20 anni fa, resta perfetto. io amo Lady G, ma serve anche la realtà.

09. Cloud Nothing – Attack On Memory

in un mondo perfetto sarebbero i Nirvana. con la schizofrenia del millennio (o senza la lucidissima maturità di cobain), tra post-rock e botte di adrenalina a bassa intensità. ogni adolescente dovrebbe stare qui, invece ci stanno i trentenni senza futuro.

08. Tame Impala – Lonerism

è facilissimo: i beatles acidi. i cream acidi (tutti), botte di free. forse in america è cool, qui è roba da hipster (che significa sfigati) e da nerd (che significa ugualmente sfigati, però senza donne/uomini). dovrebbero essere la colonna sonora di viaggi acidi nel deserto, robe così. qui c’è il mare, quindi si potrebbero riciclare per falò sulla spiaggia che smetterebbero di essere protorave e inizierebbero (tornerebbero) ad essere esperienze d’amore. purtroopo non vado alle spiaggiate da quasi 10 anni. mi resta di ascoltarli mentre cucino fingendo che sia peyote.

07. Sharon Van Etten – Tramp

talmente oscura e dolorosa da risultare sublime. alla fine è folk, ma proviene dalla metropoli.

06. Corin Tucker Band – Kill My Blues

magari è solo la nostalgia di una delle band più enormi di sempre. e ripercorrere quel cammino diventa sempre un’esperienza. o, più semplicemente, e realisticamente, è la capacità che ha di rivendicare e di rivendicarsi. resta l’inno di ogni lotta: forse prevedibile ma efficace comunque.

05. Lana Del Rey – Born To Die

l’esperienza lana del rey è totale. ed è il racconto perfetto della nascita e del futuro tramonto di una star pop: il pubblico indie ridacchia e ironizza, Lei pontifica dai palazzi di ogni città, travalica la musica (che, almeno nei singoli, è incredibilmente bella) e diventa l’icona pop più splendente di sempre (sempre, negli anni della comunicazione di massa e sticazzi dura circa sei mesi).

04. Unsane – Wreck

gli unsane sono il nostro country.

03. Jess and the Ancient Ones  – Jess and the Ancient Ones

nei siti metallari spiegare i riferimenti (i riff sono sulfurei. sui riff si staglia la voce spiritata. gli inserti di hammond riportano indietro di 40 anni. echi di blue cheer). semplicemente occorre, come ogni anno, fare le pose giuste.

(il disco è meraviglioso, tipo incubo hippy di inizio 70).

02. Maria Antonietta – Maria Antonietta

in giro viene derisa (probabilmente perchè non sa cantare e non sa suonare). però i suoi concerti sono pieni. perchè questo è il disco punk che, in italia, non usciva da anni (punk nel senso che è curatissimo ma sembra che non gliene freghi  un cazzo, punk come le candeggina rock). fossi una donna sarebbe il mio disco preferito del 2012, per i ricordi. fossi una donna di 18 anni sarebbe il mio disco preferito di sempre.

01. Bob Mould – Silver Age

“È esattamente ciò che sembra: sono 38 minuti di rock”. lacrime.

00. Fuori classifica, troppo grosse per esistere

la più incredibile esibizione che abbia visto quest’anno, in loop da mesi. enfatica, esagerata, impeccabile. è difficile stabilire il confine tra la finzione (è una serie tv) e il trasporto vero che lea michele (la più grande di tutti e tutte) ci mette. rendere la merda il più prezioso degli ori.

one shot of glory. probabilmente è già sullo scivolo del tramonto. ma questa è la canzone pop perfetta. la migliore di sempre. sarebbe troppo grande per chiunque.

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gleek
luglio 9, 2012, 12:35 pm
Filed under: complessi | Tag: , , , , ,

negli ultimi mesi ho ascoltato quasi esclusivamente roba dalla colonna sonora di glee, senza dubbio la miglior serie televisiva che abbia visto dai tempi di BTVS, alla faccia di dexter, lost e games of thrones. roba senza anima e senza buoni sentimenti.

glee è il sogno americano: non si vince sempre ma si lotta insieme, ci si rispetta e ci si ama per quello che siamo, orgogliosi di essere diversi e di essere una famiglia (costruita, come deve essere, su base volontaria, alla faccia della famiglia naturale di stocazzo). nel frattempo si canta, riuscendo a dare dignità alla merda FM più becera uscita in america da sempre. rendere i journey una cosa pregevole può riuscire solo decontestualizzando e rimescolando la cultura pop dall’alto al basso (è di moda ora. è postmoderno). in più serve il talento straripante di lea michele (va vista in lingua. il suo personaggio -perfetto- doppiato perde almeno il 50%).

capisco che del sogno americano possa non fregarne un cazzo (a me non me ne frega un cazzo fondamentalmente, ma sono interessato alle messe in scena). capisco che si possano cercare robe più virili (guardare glee non vieta di apprezzare anche lost, sorprendentemente). capisco anche che magari musicalmente si cerchi gente più seria, con più fotta o, semplicemente con un pubblico migliore (in genere alterno glee agli us christmas. poi se la roba che fa figo ascoltare sono gli ultimi sottoprodotti dell’indie rock italiano meglio non alternare glee con niente ed ascoltare i medley dei journey a ripetizione).

però, nel momento che si scelgono la leggerezza e i buoni sentimenti, prima di dedicarmi al revival coatto degli 883 (l’esegesi di con un deca equivale a svuotare di senso 20 anni di musica. meglio emma che, come si dice, stupida è e stupida resta senza che nessuno ci voglia trovare un minimo di nulla) mi ascolto chi veramente vende bontà ed amore.

(scritto e non riletto sotto minosse)




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