Opinioni futili per ascoltatori inesperti


pezzi rap per ristabilire le distanze
ottobre 26, 2013, 9:11 am
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si dice che il rap sia, finalmente, di moda in italia. questo ha prodotto, in ordine casuale:

moreno idolo delle ragazzine (senza dire parolacce, che sua madre si risente), dargen d’amico incidere l’incredibile bocciofili (l’equivalente musicale di bracardi), fedez esistere e fare comunella col botulino di simona ventura, emis killa fare figure di merda davanti a dj premier (sul disco si è scelto come ospiti, per dirne due, max pezzali e j ax), i club dogo degenerare da musicisti in sogni erotici di briatore, clementino duettare con jovanotti (bombardati di bling bling uno ci prova in tutti i modi), l’esplosione del cosiddetto lolrap (come striscia la notizia, il giullare anestetizza i contenuti). sicuramente mi dimentico altre degenerazioni.
però l’interesse esiste, non si capisce se sia interesse per una musica che ha una storia (l’ultimo linguaggio che ha avuto peso?) o per il possibile impatto commerciale che moreno in costume da bagno possa avere sui ragazzini.

un certo numero di pezzi che chi ascolta fedez (ma anche chi ascolta guccini o i four tet) deve conoscere per capire che ha sbagliato tutto.

Grandmaster Flash & The Furious Five – The Message
contare i gradi di separazione con bocciofili. a parte la totale innovazione musicale (perchè campionare solo funk quando a disposizione esiste il mondo?) spiega al mondo che l’hip-hop può raccontare il male.

Eric B & Rakim – Eric B is President
cazzo figa i club dogo geni fanno i pezzi più lenti.

Public Enemy – Rebel Without a Pause
inflazionoato: l’hip hop è la cnn del ghetto. i public enemy ci mettono sopra il carico identitario e politico che, senza pause, porta inevitabilmente al cambiamento.

Run DMC – My Adidas
l’identità è anche di gesti, oggetti e luoghi. è anche l’occhio lungo di un marchio tedesco in decadenza. cose che capitano.

Nas – NY State of Mind
anni dopo the message. con altre parole (nas fosse stato bianco e ricco si studierebbe nelle antologie di letteratura contemporanea, non avrebbe fatto il rapper ma lo scrittore intellettuale con gli occhiali tondi), la lotta di un uomo per essere se stesso.

Tupac – Changes
quello che qui dovrebbero fare i cantautori altrove lo fanno i rapper. non è (noiosa) canzone di denuncia in pantofole, è sopravvivenza e, ovvio, urgenza.

Common – I Use to Love H.E.R.
un atto d’amore e di malinconia.

De La Soul – Me Myself and I
a un certo punto qualcuno decise che non tutto è violenza e che esiste anche l’amore.

Kanye West – Monster
gli anni 00 sono quelli del postmoderno, dicono. le contaminazioni, le influenze di tutta la cultura pop e le le radici ben piantate. il re.

Antipop Consortium – Laundry
essendo roba di moda (il rap è serio e vende milioni) ci si sono buttati anche i fan della musica alternativa, spesso non capendo le origini. si creano cortocircuiti e flussi di coscienza.

Tyler, The Creator – She
piccole storie di miseria, le polemiche sono gratis, gli incubi compresi nel pacchetto (in realtà la cosa bella del collettivo non sono i testi ma le basi, nervose e calustrofobiche, semrpe).

Iggy Azalea – Work
dalle pagine di vogue, lo stile. invidia.

[manca roba, ovvio. si parla di 40 anni di storia.]

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amici, i super ospiti.
luglio 16, 2013, 5:40 pm
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meh.ro6762

gli amici di maria de filippi marceranno su livorno. la città che ha visto nascere modigliani, paolo ruffini e solange verrà ferita nel suo animo più profondo. nessuno sarà risparmiato ma, per fortuna, nessuno è indifferente. le reazioni piuù veementi, una nuova resistenza culturale, si registrano sul principale social media indipendente. praticamente chiunque ha qualcosa da dire su questa vergogna.

la questione è divertente e ci si possono fare diverse riflession/speculazioni.

la prima, praticamente ininfluente, sul valore artistico dei quattro e, volendo essere fantasiosi, sul valore dei talent show. senza girarci intorno, i talent show stanno mantenendo in vita la musica nazionalpopolare italiana, che è quella roba che si canta ai falò davanti sulla spiaggia di valore artistico quantomeno opinabile. prima era mantenuta in vita dalle case discografiche. ha prodotto little tony, marco masini, eros ramazzotti. ora è tenuta in vita dal botulino di simona ventura e dalle mascherate di elio (che grandi musicisti, signora mia). escono fuori cose infime, cose buone e cose eccelse, ora come 30 anni fa, anche se il giudizio vero sul valore lo daranno il numero di brani presenti nei cd da regalare alle eventuali fidanzate: per ora la cura surclassa amami di emma, ma il tempo è dalla nostra parte. in tutto questo gli scemi di amici rappresentano alcuni dei prodotti di questo giro qui, non i migliori ma nemmeno i peggiori: nel complesso è più onesto moreno di jovanotti, uno che, inizialmente, è stato in grado di portare il rap in italia dopo averlo accuratamente svuotato di ogni significato e poi è riuscito a rendere mainstream un’idea di un altro mondo possibile degna del peggior simpatizzante pd. almeno moreno ha dietro fabri fibra.

la seconda, difficoltosa, è il ruolo dei media mainstream nel creare e imporre modelli di comportamento. che, nel linguaggio di facebook, si risolve con una citazione di fabio fazio, in un falsh mob powered by senonoraquando, nel postare un’ospitata di saviano alla bocconi, nel commovente video di una bambina salvata dalla cellule estratte dalle corna di un ippogrifo morto (di morte naturale, in serenità, noi siamo contro la morte violenta, anche contro la morte delgi acari disciolti nei succhi gastrici). [NOTA non so se l’ippogrifo abbia realmente le corna, controllare su wikipedia].
il fatto è che ogni comportamento è imposto dalla cultura mainstream, a livorno come ovunque. dall’aperitivo ai cappellini new era (ho scoperto questa roba da poco e mi ha colpito adeguatamente), dai saldi da tezenis all’abbonamento a internazionale (si sa, l’oroscopo di brezny è irrinunciabile, altro che paolo fox, roba da massaie).  la controcultura, le avanguardie a livorno sono nate abortite: il fastidio creato dalla scritta sul muro non è quantificabile. lamentarsi della cultura massificata da tv di stato ciucciando un tè freddo è al limite del ridicolo (o è un approccio talmente postmoderno alla questione che non sono in grado di capire, mi cospargo il capo di cenere). [NOTA la cultura mainstream a livorno ha prodotto la più grande installazione degli ultimi 30 anni].

terza questione, la valorizzazione dei talenti locali. credo che ci si riferisca sia a quelli che, da anni, vivono nel sottobosco musicale della città sia a quelli che ambiscono a palcoscenici degni della loro bravura. tipo il festivalbar.
molti si chiedono perchè venga chiamata gente da fuori invece di far suonare la gente del posto “ma come?! l’anno scorso c’era il palchetto dove si sono esibite GRATIS 1000 band locali che hanno avuto un così grande successo”. i presupposti terrificanti di questo ragionamento sono principalmente due: che sia giusto suonare gratis (eh, signora mia, la gavetta, quese band sono choosy) e che sia giusto dare spazio a chiunque, uccidendo la minima idea di qualità. oltre al fatto di considerare l’essere livornesi un valore aggiunto a prescindere: i viginiana miller sono uno dei migliori gruppi in circolazione non perchè livornesi ma perchè capaci di cose incredibili. probabilmente essere livornesi influenza il risultato, allo stesso modo che essere milanese ha influenzato i risultati di jannacci, per dire.
ho visto centinaia di concerti di band livornesi, in tutti i contesti. ho visto band eccellenti (non metto link, chi è eccellente lo sa) e band mediocri (non matto link, i mediocri si risentono molto) suonare nei centri sociali, nelle piazze, nei locali, nei pub, per strada. lo spazio se lo sono preso, l’hanno cercato e se lo sono rivendicato, senza elemosinare il palchetto sponsorizzato. è pacifico che la città, a parte le elemosine, non valorizzi le realtà locali e non abbia la minima intenzione di investire in cultura (perdonate il termine).

è questo l’ultimo argomento di discussione giunto a seguito dell’orrido annuncio della calata in città delle truppe mediaset. da anni lo sviluippo di livorno prescinde dalla cultura. non importa fare l’elenco, ci sono appositi gruppi facebook di indignazione collettiva. la risposta di pancia è, appunto, una generica indignazione, la creazione dell’apposita pagina facebook, l’iniziativa di piazza (con fantasia che non siamo più negli anni 70) e l’oblio.
sputare in faccia a chi ha ucciso la città è doveroso, come è doverosa la resistenza, anche se solo di pancia, all’azzeramento di ogni istanza che abbia un orizzonte più vasto dell’isola d’elba. ma è stato catartico vedere la sorpresa nei commenti delle persone: ma come? c’è la merda ad effetto venezia? nessuno dice niente? almeno bobo si poteva fare, no? è sempre stato fatto.
il passato è, veramente, una terra straniera.

sigla

NOTA ultimamente sono fissato con lester bangs. quindi ho scritto a caso e non riletto.




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