Opinioni futili per ascoltatori inesperti


[2011] top 15

è stato un anno esaltante, almeno numericamente. anche qualitativamente, anche se tanti non se ne sono accorti. ma la colpa è di chi ascolta e non di chi fa musica. chi ascolta ha la presuntuosa abitudine di cercare i beatles, i joy division o gli smiths. non ci sono più e non ci saranno. ce ne sono altri, altrettanto grandiosi probabilmente. solo che si muovono in un contesto diverso, con tempi rapidi. serve pazienza e serve di non adeguarsi ai tempi che sono imposti.

Black Keys – El Camino

il motivo principale è la figosità di dan auerbach, l’altro è che hanno fatto un disco talmente crudo e retrò che trasuda realtà. non mi interessa il blues, nemmeno tanto il blues rock, mi interessano i giubbotti in jeans, le barbe e, purtroppo, la virilità che esce da ogni nota.

 

Bon Iver – Bon Iver 

il 90% è questo meraviglioso pezzo strappato dalla colonna sonora di top gun, l’uso del vocoder che nemmeno cher dei tempi peggiori (ma tanto kanye l’ha fatto diventare una cosa all’ultima moda). il restante 10% che lo fa essere uno dei dischi migliori del 2011 è composto da una manciata di bozzetti di paesaggi (e sensazioni) d’altri tempi.

 

Lydia – Paint it Golden

in italia sono inspiegabilmente ascoltati solo da metallari pentiti. nel resto del mondo sono un gruppo pop capace di grandiosità, di riempire tutti gli spazi con epicità, melodie incredibili e, ovviamente, lo sguardo sempre rivolto indietro. molti non lo sentono ma la nuova musica progressiva passa da qui.

 
Earth – Angel of Darkness, Demons of Light I

le rappresentazioni degli spazi americani consolidate sono quelle di morricone nei film western o quelle di bruce springsteen (la redenzione, il ragazzo di campagna in blue jeans che cerca spazio nella metropoli, roba che in italia è ligabue che mangia una piadina con lo squaqquerone all’autogrill). gli erath raccontano l’altra america, quella degli spazi del nulla, un viaggio con la scimmia di essere niente nel nulla.

 
Marissa Nadler – Covers Volume 2

sul disco di inediti ha fatto una scelta precisa, quella di piacere. qui invece si dimostra una delle poche in grado di toccare certi pezzi, mettendoci dentro la freddezza, il sogno, gli alberi e tutto il resto.

 
Josh T Pearson – Last of the Country Gentlemen

terrificante. isolazionista e pieno di dolore, probabilmente catartico per l’autore. è un disco religioso, ma non più con jisus in prima linea. da studiare per far capire ai cantautori tristi (che ci piacciono) che è quando si è disperati davvero che vengono fuori i capolavori. JTP maestro di vita e professore di religione.

 
Saviours – Death’s Procession

il metal classico è oggi considerato un genere per adolescenti sfigati (quelli che non hanno vita sociale, si fanno le seghe e giocano ai videogames) o per vecchi dinosauri che non sono in grado di crescere. è vero, perchè il metal ha perso il senso di ribellione che deve avere ed è diventato un genere da esteti del cazzo e da impiegati della musica. per fortuna stanno tornando band che suonano come se non ci fosse un domani, fatte per spaventare i vicini mettendo il volume a 10 (il metal si ascolta a 10).

 
Kaos One – Post Scripta

il rap è una cosa seria. in italia l’unico che lo fa seriamente e kaos. il racconto di ogni disagio (vero) e dell’impossibilità di redenzione. solo rassegnazione e fastidio.

 
St. Vincent- Strange Mercy

è quasi il disco pop perfetto. strabiliante per capacità tecniche, per lustrini, perchè ci sono melodie perfett che guardano in tutte le direzioni. riconcilia con l’idea di musica po come qualcosa di grande e che ha tutto il diritto (ha il dovere) di farsi chiamare arte. poi è così bellina.

 
Death Cab For Cuties – Kodes & Keys

mi pare che non sia piaciuto a nessuno. a me si, e molto. è solo un disco indie rock che ci ricorda che non è necessario essere subito adulti ma si può anche essere post adolescenti per diversi anni, a prescindere dalle condizioni di vita, lavorative, familiari. serve solo tenere gli occhi aperti, è necessario per sopravvivere. altrimenti tocca rimpiangere i grateful dead all’infinito.

 
Kasabian – Velociraptor!

il britpop, inevitabilmente, ha segnato quelli della mia generazione. è stata un po’ la nostra versione dei ragazzi perduti, mantenendo però l’educazione e la rispettosità propria dell’inglesità dopo siamo stati segnati dalla musica elettronica, dal mangiare le droghe e dalle luci al neon. in futuro probabilmente vorremo andare allo stadio ai megaconcerti raduno. i kasabian mettono insieme tutto questo e ci permetteranno di cantare allo stadio rispettando allo stesso tempo la musica.

 
Brutal Truth – End Time

si portano sulle spalle la storia e la riscrivono ogni volta che entrano in studio. stavolta hanno scelto di tingere di blu(es) la materia più integralista che ci sia.

 
Laura Marling – A Creature I Dont Know

un disco sottile e bellissimo, sottile e in sospeso, tra l’apparente passività della voce e gli arrangiamenti da pratino all’inglese. è la cosa più simile alla suzanne vega più agreste che abbia ascoltato ultimamente.

 
Raein – Sulla linea di orizzonte di questa vita mia e di tutti gli altri

la dimostrazione che l’emo non è un genere per gli emo. è roba seria, che guarda dentro costantemente.

 
Gallhammer – The End

per chiudere il cerchio che parte dal punk (quello nichilista) e arriva al black metal (che è, per definizione, nichilista). un gioiello di negatività.



cosa voglio sentire nel 2011

lykke li – wounded rymes


robyn non è passata per caso. ha permesso a tutti gli amanti del pop indipendente di ascoltare anche pop dance, prepotentemente da classifica, senza sentirsi in colpa. anche bat for lashes, forse, ma non era abbastanza: manteneva comunque l’aspetto da divetta indipendente tormentata e, comunque, la sua musica era troppo carica di suggestioni esotiche per appagare la voglia di tamarraggine che spero ci sia in tutti.

da questo ciclone è stata investita anche la svedese lykke li, nota soprattutto per le collaborazioni coi royksopp. ne è venuto fuori il disco pop che voglio ascoltare ora: indole nordica (malinconia, folksinging distante) e ammiccamenti anglosassoni. formalmente e sostanzialmente perfetto.

earth – angels of darkness, demons of light 1

dylan carlson completa il suo viaggio lisergico nel west. che non è quello epico di john  ford. è un deserto di polvere e solitudine. probabilmente è il naturale percorso di chi ha spiegato il drone (che è la musica ambient intesa in una fabbrica o nella periferia di una metropoli, la sublimazione ultima delle devianze della musica industriale). la ricerca ultima del senso di essere soli. disco dell’anno, solo per il fatto di esistere.

anna calvi – anna calvi

quando esce un disco praticamente perfetto non c’è molto da dire. un giro tra riferimenti neri (nel senso di buio), cantantesse antiche, gelo. canzoni.

poi questa

perché donare questa solennità ad una delle più belle canzoni di sempre è cosa per  pochi.




#29 classifica 2009 [metal version]

obbligatoria classifica annuale delle migliori uscite. le migliori uscite metalliche del 2009.

anche se il 2009 non è ancora finito sono abbastanza convinto che non usciranno robe tali da entrare in classifica (non mi risultano notizie di imminenti progetti di lee dorrian, ne’ che gli earth siano in studio, ne’ che i napalm death stiano per ristampare scum). premetto che questa è una classifica ultrafighetta: quest’anno la stampa di settore (e anche non) ha deciso che sono di moda le sonorità post-metal, drone e doom. io mi adeguo. d’altronde è meglio adeguarsi ai figliocci degli earth o dei neurosis piuttosto che ai cadaveri dei megadeth o dei metallica.

Wolves In The Throne Room – Malevolent Grain

in due pezzi questi americani (che fanno cose ganzissime tipo vivere in una foresta, parlare con la natura, e fare intervista da fricchettoni) spostano un po’ più in la il confine dell’ ambient/black metal. quello di burzum.

da sola a looming resoonance manda a casa un po’ tutti: black metal, shoegaze, ambient, roba allucinante, di quella che dopo stai male ma sei contento.

Shrinebuilder – Shrinebuilder

tralasciando le ovvie menate sul supergruppo (Al Cinsneros, Scott Kelly, Dale Corver, Wino) questi hanno composto un colosso di doom/stoner psichedelico. tra la voce da bluesman dell’oltretomba di Wino, il ringhio di Kelly e le atmosfere da viaggio nel deserto sotto acidi c’è da drogarsi pesi e ascoltare. e basta.

forse il passato è stato meglio per tutti e quattro, ma nel momento che le rockstar non saranno mai più grandi di gesù  c’è solo da assaporare.

Amesoeurs – Amesoeurs

una meteora. già sciolti, hanno lasciato un gioellino di black metal misto a post rock e shoegaze. burzum che scopa con i my bloody valentine. che come immagine è anche interessante e permette di rivalutare anche l’operato artistico del conte norvegese.

Bible of the devil – Freedom Metal

il metal è questo: essere rozzi,avere la barba, ricordasi dei thin lizzy, pensare che i maiden siano morti nel 1981, essere inadeguati e fuori dal tempo. zero tastiere, solo le pose giuste.

Church of Misery – Houses of the Unholy

copiano i black sabbath, chiaro. ma lo fanno tutti, d’altra parte non ci sono quasi altri modi per suonare musica pesa. ma sono jappo e sono acidi e maligni come solo il doom metal sa essere.

Eagle Twin – The Unkindness of Crows

mi avevano detto che erano tipo i sunn o))) con la batteria. in realtà sono un duo drone con la batteria, che ci mette in più il fatto di essere fondamentalmente progressive (non del tipo che si fanno le seghe sui virtuosismi, abbiamo già dato) nella sostanza.

Gorgoroth – Quantos Possunt ad Satanitatem Trahunt

è come tornare a casa in un giorno di pioggia e trovare che la mamma ti ha preparato un bel brodino caldo e un dolcino appena sfornato. e che i vecchi amici ti sono venuti a trovare, mentre quel perverso dello zio è stato cacciato di casa.

Minsk – With Echoes In The Movement Of Stone

il post metal psichedelico e progressivo è di gran moda. ma a me i mastodon mi annoiano, i baroness anche. ma siccome non posso essere immune alle mode scelgo i minsk, che almeno sono più doom (quindi più virili).

Pure Reason Revolution – Amor Vincit Omina

già detto. un gruppo che sa usare la voce come pochi. talmente tamarri che possono solo diventare i re dei dancefloor alternativi (se si sapessero vendere bene e se fossero meno inglesi).

Sunn O))) – Monoliths & Dimensions

è stato deciso che quest’anno fa figo ascoltarli. sono sempre alla ricerca di valere un unghia degli earth. siccome, chiaramente, con ci riescono ci buttano dentro musicisti d’avanguardia elettronica, jazzisti, flauti e, soprattutto, attila. che è come dire chiamare ronaldo a giocare con te: senza fai il tuo onesto campionato e strappi applausi, con vinci a mani basse tutte le partite.

questo è quanto. sono uscite tante altre belle cose. anche tante cose orribili che non ho ascoltato ma che saranno ai primi posti delle classifiche di tutte le riviste: megadeth, slayer, kiss. la storia ha già giudicato.




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